LA MISTICA PERUGIA - Atto IV

Sabato 29 giugno 2013 

Live Atto IV de "La Mistica Perugia" 

  Tempo massimo per inviare il riassunto scaduto


 

 Anticipazioni pre-live:

 " Durante l'ultimo contio Populis, il demone Hentu Huzrna, portavoce dell' "esercito infernale" è stato affrontato e sconfitto dai fratelli... chiaro segno che nessun accordo di sottomissione può essere siglato. Risulta inoltre evidente come la cosa non passerà impunita e presto i demoni avranno al loro rivalsa.

Sono passate poche, tumultuose notti.

Ogni fratello ha pensato alla propria sicurezza, allertando tutti gli alleati e contatti possibili, mentre l'ondata di criminalità giunge al suo culmine.

Una squadra, composta dal Farnese dal reggente Antinori, alcuni maghi  e alcuni altri fratelli, si dirige verso il'ingresso del portale all'Ipogei dei Volumni a PonteSanGiovanni. La spedizione, viene aspramente contrastata e pare che ci sia almeno una vittima tra i fratelli.

L'esito  della missione giunge nefasto: il portale ha ormai oltrepassato il punto di "non ritorno", pertanto non può essere chiuso nelle modalità anticamente impiegate dal Farnese e dal cardinale Ercolano.

Ogni speranza pare perduta...

....Tuttavia rimane una unica via:

Una grande alleanza di maghi, Lupini e vampiri anziani della città (il Farnese, Coboldo, il Professore) provvederanno a contrastare e contenere l'apertura imminente del portale, mentre agli altri fratelli, competerà un arduo incarico: trovare e risvegliare colui che meglio di tutti conosce le energie mistiche del territorio Etrusco, l'unico che pare possa essere così potente da riuscire.... il tutto prima che sia troppo tardi"

[Nota fuori gioco: i personaggi dei giocatori non presenti  al live, saranno "assegnati" alla missione al portale con la grande alleanza. In questo modo, l'assenza sarà narrativamente "giustificata"]

 


Riassunto post-live (parziale)

Riassunto atto IV

[Questo è il riassunto preliminare, contiene le ricostruzioni generali degli eventi della notte della battaglia finale con Hentu Huzrna, l’esercito infernale. Le informazioni qui riportate sono le prime ricostruzioni nelle notti seguenti, fatte grazie anche alle informazioni provenienti dai contatti]

Downtime/antefatto:

Subito dopo l’ultimo Contio Populis e la conseguente scoperta dell’apertura di quella che è stata definita la “porta infernale” presso l’Ipogeo dei Volumni a Ponte SanGiovanni, una coterie di fratelli si dirige presso tale luogo scoprendo che, almeno a detta del Farnese (Tages), l’apertura della stessa aveva oltrepassato abbondantemente il limite di “non ritorno”.

Il Farnese stesso quindi dichiara di non essere in grado, da solo, di operare la chiusura del portale come fece lui stesso anticamente (tra l’altro, probabilmente, con l’aiuto dell'allora cardinale Ercolano), perciò dichiara che l’unica possibilità per la comunità di Perugia, è quella di cercare e trovare l’anziano gangrel Chimera (Veive), probabilmente ancora in torpore. Il Farnese stesso, infatti, ritiene che l’apertura della porta infernale sia un evento ciclico, ma questa volta avvenuto in largo anticipo e quindi inatteso.

Il Farnese si dimostra non sapere tuttavia dell’ubicazione della stessa, come nemmeno gli altri membri dell’antica coterie “i Guardiani di Tifone” (ossia Coboldo ed il Professore). Chimera, ha preso le sue precauzioni… ovviamente.

Per risolvere la questione in tempi brevi, il Circolo della Megera, in collaborazione con l’Ordo Dracul, invoca lo spirito del gangrel Vecu, recentemente sacrificatosi nella sua parte corporea per officiare un potente rituale contro la Progenie di Belial. Vecu infatti, quando ancora tra i fratelli, aveva confidato ad alcuni del Circolo della Megera, di essere stato un discepolo dello stesso Chimera/Veive, che lo ha iniziato, molte notti or sono, al culto della Triade Etrusca.

Vecu, fornisce ai fratelli l’informazione che il luogo di riposo di Chimera potrebbe essere Montesperello: territorio al di fuori del dominio vampirico di Perugia, limitrofo a boschi mistici ed ancestrali gremiti di Lupini. La cosa è plausibile, Farnese e Coboldo, confermano che Chimera sarebbe stato il primo Guardiacaccia (ossia il portavoce tra mannari e vampiri) ed è quindi possibile che possa aver scelto come dimora un territorio per lui di salvezza ma pericoloso per altri fratelli che avessero voluto cercarlo prematuramente.

Nel frattempo, dalle ricostruzioni, pare che moltissimi tra i fratelli ricevano una visita: un demone, che si definisce una entità appartenente ad una fazione non bellicosa come Hentu Huzrna e che vorrebbe il dialogo.  Dai racconti, pare che tali entità abbiano fornito ai fratelli informazioni sulla “vera” natura di Veive (definito il cannibale), sul Farnese (che potrebbe manovrare i fratelli di Perugia), sui Maghi (che potrebbero essere loro stessi i principali artefici del destino dei Fratelli), sul Grifo Nero (che forse voleva salvare Perugia mediando con questi demoni più “diplomatici”) e sul libro proibito “Vincere il Giorno” (che forse è sì stato frammentato ma ancora rappresenta un grave pericolo per il dominio)


 

Live

Tre notti dopo, su richiesta del Prefetto Antinori con il consenso più o meno deciso dei Primogeniti, la comunità viene divisa in due unità: una parte dei Fratelli, compresi Coboldo, il Farnese e il Professore, si dirige al portale, insieme ad alcuni maghi e alcuni tra i mannari, per cercare di contenere l’ondata demoniaca. Un’altra unità, compreso il reggente stesso e i primogeniti, si dirige verso la possibile dimora del sonno di Chimera.

Ghoul vengono inviati a pattugliare la zona, che sembra tranquilla. I fratelli, in convoglio, giungono all’unisono nel luogo descritto da Vecu, lasciando i migliori ghoul a formare un cordone di sicurezza alle pendici del monte e sulle strade. In questi giorni, infatti,  l’ondata di violenza e criminalità nella città sono all’apice e la popolazione è soggetta a inquietudine e aggressività mai visti prima.

Antinori, con il consenso dei primogeniti, proclama la suddivisione dei fratelli in tre squadre, indipendenti da clan o congrega di appartenenza. Una squadra, di difesa per sorvegliare la zona, con responsabile Aquila. Una squadra di indagine con lo scopo di trovare indizi sull’ubicazione del luogo di torpore di Chimera, con a capo Nicole Antonelli ed infine una squadra di intelligence, conMassimo Romani, per coordinare le precedenti e cercare di capire come agire.

Unico punto di partenza, l’elsa della spada del cavalcato di Hentu Huzrna, raccolta dai suoi resti terreni alla fine dell’ultimo Contio Populis. Pare infatti che tale oggetto sia stato modificato, per avere una risonanza che possa assimilarsi a spiriti ed entità con cui Veive/Chimera aveva affinità.

I Mekhet più acuti, infatti, riportano di essere riusciti a vedere la lama, violacea, della spada, che invece, ad occhio nudo, appariva inerte.

Mentre il capo della scorta personale della Marchesa Albertis fornisce delle mappe satellitari ed infrarosse della zona, una veloce e fugace visione, instilla in alcuni Mekhet un antico ricordo: un essere, forse chimera stesso, che con una spada simile incide dei simboli arcani in una roccia.

Con un pizzico di fortuna e perseveranza, la squadra di ricerca scopre che la spada reagisce in presenza di punti in cui Chimera, incise delle rune, prima di andare in torpore. Inizia quindi una difficile ricerca per trovarne altre.

Mentre ciò avviene, Aquila e Sciacallo avvistano un essere, apparentemente umano, incamminarsi a passo incerto e lento verso di loro. La faccia ed il corpo coperti da un mantello nerissimo, con un cappuccio lungo. Nell’istante in cui i due cercano di prendere contatto, l’essere tende lentamente una mano, non appare minaccioso, ma riesce a sfiorare Aquila. Improvvisamente, il gangrel si gira verso il vicino fratello e sferra un poderoso attacco che riesce a bloccare solo all’ultimo istante, grazie ad una ferrea volontà. L’essere, appare quindi ostile, sebbene sia quasi fermo e muto. Inizia il combattimento e l’invasore viene facilmente distrutto. All’atto della sconfitta, quello che sembrava un mantello, scivola via come fosse denso fumo nero, volatilizzandosi verso il cielo e lasciando a terra il cadavere di un comune essere umano, probabilmente un semplice abitante del vicino borgo.

Alcuni minuti dopo, la scena si ripete, una e più volte. Stesso scenario: una entità dall’aspetto umano, si avvicina, come materializzandosi dal bosco limitrofo, attaccando ogni fratello a portata. Una di esse viene bloccata contro un muro, imprigionata da Aquila che prontamente ne blocca gli atri per evitarne il tocco. L’essere, viene interrogato ma non risponde. Prova a liberarsi, ma la presa è eccessiva. Poco dopo l’entità, quindi, si dissolve.

Nella serata, numerose apparizioni si susseguono: ogni volta l’avversario è più forte e risoluto. Per tre volte accade una cosa particolare: una entità appare da una fonte di luce rossa abbagliante, dimostrandosi avversario ben tenace e temibile. Solo con attacco congiunto, i fratelli della squadra di difesa riescono a distruggere l’essere subendo a loro volta ferite sempre più gravi e difficilmente curabili. In questi tre casi, tuttavia, l’essere prima di dissolversi, assume sembianze simili ad uno spettro, consegnando una pietra ad uno dei fratelli che lo ha sconfitto.

Nel contempo, a Montecorvo viene consegnata una clessidra con il potere di misurare il tempo residuo all’apertura del portale presso l’ipogeo. Una volta terminata la sabbia, trovare Chimera non sarebbe più stato utile ed i demoni avrebbero invaso Perugia (sempre che sia una cosa negativa o vera)

La squadra di ricerca, trova in totale sei rune, incise misticamente in pietre e perfino olivi secolari nella zona. A coppie i simboli sono tra loro uguali e derivano dall’alfabeto etrusco. La parola risultante dal corretto ordine delle rune è latina:  “ubi” ossia “dove, chiaro segno di essere sulla buona strada verso il luogo di riposo di Chimera/Veive. La squadra di difesa, invece, recupera un totale di tre pietre che si scoprono nascondere delle rune incise invisibili, che Mania scopre formare la parola “ora” ossia “prega.

Si scopre che i sei simboli trovati, indicano il luogo esatto del torpore di Veive: unendo con una linea i simboli uguali a coppie, si identifica una ristretta zona nelle vicinanze: una piccola porta di legno in uno scantinato adiacente alla chiesa di San Cristoforo (il quale nel mito Bizantino, ha sembianze di bestia e viene chiamato infatti cinocefalo… che la cosa possa essere collegata a Veive?)

Una visione del passato balena nella mente di Antinori: un essere, probabilmente Veive, che incide con il sangue i tre simboli delle pietre, sulla trave sopra la porta e questa si apre. Ormai è chiaro come dover procedere, ma è giusto farlo?

I fratelli iniziano una discussione sulla cosa. Chimera potrebbe essere in effetti d’aiuto, oppure tutta questa storia potrebbe essere una manovra del Farnese per ottenere qualcosa di grande. Chimera sarà disposto ad aiutare i fratelli? E a che prezzo?

Alcuni, anche tra i primogeniti, esprimono i propri dubbi, ma il tempo stringe e altre soluzioni sembra  non ci siano. La decisione è presa: risvegliare l’anziano e sentire quantomeno ciò che ha da dire.

I maghi, intanto, riportano il successo su altri due punti di potere, indispensabili per la chiusura del portale. Manca solo Montesperello.

La comunità si volge quindi fino all’ingresso. Antinori, in qualità del capo della comunità, prende in mano le tre pietre e discende le prime scale. I Mekhet notano che come egli varca il primo gradino, una invisibile barriera si dissolve. Probabilmente una protezione ulteriore, che potrebbe spiegare come, nei secoli, la porta e la zona siano rimaste intoccate. Il prefetto incide i tre simboli nella trave. La porta si spalanca con una luce mistica che invade gli occhi dei fratelli.

Due vittime sacrificali vengono condotte nel luogo, naturalmente sotto l’effetto di discipline mentali ed inviate ad esplorare la zona con un unico scopo: nutrire Chimera per consentirgli il risveglio completo e come tributo della città per il suo favore.

Suoni terribili si odono

 

 

Chimera è ora vigile e convoca, con un fortissimo potere, il prefetto Antinori, colui che fisicamente ha aperto la porta. Dopo poco, Antinori riesce.

La situazione sembra chiara: Veive, conscio della situazione del portale da un messaggio onirico di Vecu (al quale non ha potuto dar risposta per via del torpore), richiede un contributo in sangue dai Fratelli, basta solo poca vitae: il sacrificio infatti non è proporzionale al sangue versato, ma al numero di anime dannate che si pongono a collaborazione spontanea (o che si sottomettono?). Veive, invita i fratelli a scendere in solitaria per officiare l’eventuale tributo.

Il motivo della scesa in solitaria è chiaro: limitare gli effetti della bestia ed evitare che l'incontro fra l'intera comunità e Veive stesso possa scatenare frenesie che porterebbero ad una carneficina.

Antinori informa la città del proprio contributo, mentre Montecorvo al contrario propone il proprio dissenso. A turno i fratelli discendono, liberi di dare fiducia o no all’anziano Gangrel. Chiude la lunga fila, il vescovo Saverio Colonna, ultimo per propria scelta. 

La discesa termina circa tre minuti prima dell’ultimo granello di sabbia nella clessidra. Potenti energie si risvegliano, il rituale si sta compiendo. In pochi minuti, nella zona si riversa un’aura mistica enorme… poi il silenzio. Alcuni istanti dopo, suonano cellulari, arrivano animali messaggeri e quant’altro, con notizie dal portale: i demoni vengono risucchiati nella porta, che si chiude.

La guerra è finita almeno per un bel po’…

Il Farnese non si fa attendere, calzando le abitudinarie vesti di Aronne. Porta con sé i complimenti ai Fratelli, per le loro scelte e per l’azione svolta.

I fratelli sono liberi di tornare a casa.

Rimane un solo dubbio insoluto: molti confessano infatti di non aver contribuito al rituale, che pure è terminato con pieno successo. Se probabilmente il tributo fosse stato scarso, il rito non si sarebbe compiuto con la dovuta forza, ma cosa sarebbe invece successo se anche altri avessero contribuito e Veive avesse avuto più di quanto necessitato?

 


 

Alcune notti dopo… [precisazioni delle notti seguenti]

Discutendo con altri  fratelli, contatti, e conoscenze occulte, nonché  consultando testi, pergamene e quant’altro, scoprite quanto segue:

  • Le entità a difesa della dimora di Veive/Chimera, erano con tutta probabilità Lasa o qualcosa di analogo. Spiriti che in modo superficiale possono essere definiti demoni. Il compito di questi era con ogni probabilità il difendere la zona, ma più di tutti, sfidare chi si avvicinasse per verificarne l’audacia, la forza ed il coraggio… Una sorta di prova. Questo è comprovato dal fatto che l’entità bloccata, e quindi impossibilitata al combattimento, si è dissolta, nonché il fatto che le tre più potenti abbiano fornito in dono la pietra, probabilmente a coloro che si sono più distinti del distruggerli. Alcuni esperti in materia, spiegano che spesso queste entità hanno distorto il senso di etica, pertanto l’aver impiegato come mezzo materiale il corpo di un umano (condannandolo alla morte) non è vissuto da tali entità come un atto di violenza, ma quasi di onore per l’occasione di battaglia.
  • Attente ricerche confermano che sono esistite  più “tipologie” di entità tra quelle fuoriuscite dal portale e che di fatto, una fazione non belligerante di “demoni” esisteva.
  • Non è ancora dimostrato, invece, se le entità che vi sono apparse per rivelarvi delle “verità” siano di questa ultima fazione o se sono appartenute ad Hentu Huzrna, con il solo scopo di farvi dubitare del Farnese, e quindi anche di Veive. Non è dimostrato neanche se i dubbi che sono stati instillati nelle vostre menti fossero solo illusioni e menzogne... o se nascondessero almeno un fondo di verità.
  • I Maghi confessano di aver vissuto la battaglia con amarezza: per loro, eliminare le entità uscite dal portale è stato come abbattere una maestosa, ma pericolosa tigre bianca. Non parlano infatti di demoni “buoni o cattivi”, ma di entità compatibili o incompatibili con le nostre esistenze. In questo secondo caso, l’istinto di sopravvivere, vince sempre.